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Giornate d’autunno del Fai, ecco cosa vedere in Valle del Serchio

Tutte le iniziative in provincia per il weekend del 16 e 17 ottobre

La decima edizione delle Giornate d’autunno del Fai è pronta a decollare. Sabato 16 e domenica 17 ottobre, infatti, saranno visitabile grazie alle delegazioni locali del Fai ben 600 luoghi solitamente inaccessibili o poco noti in 300 città d’Italia, tra cui 42 luoghi-simbolo del ministero della difesa, dello Stato maggiore della difesa e delle Forze armate, aperti in occasione del centenario del Milite Ignoto.

Dai complessi religiosi ai palazzi, dai castelli alle aree archeologiche, dai piccoli musei ai parchi e giardini storici. E ancora borghi, aree naturalistiche, luoghi produttivi, per una festa che rappresenta un incontro sentimentale, un abbraccio collettivo tra i visitatori e l’ambiente che li circonda, prodigo di natura, arte e storia. In una parola: cultura.

A Lucca

A Lucca sarà visitabile la cappella progettata dal regio architetto Lorenzo Nottolini per Maria Domenica Paglicci Orsetti, con la guida dei volontari Fai, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17. Il capolavoro di architettura funebre si trova nel cimitero monumentale di Lucca, edificato nel 1807 con un decreto del principe Felice Baciocchi che ne stabilì la collocazione definitiva. Fu deciso di fondarlo appena fuori delle mura cittadine, vicino ai cittadini lucchesi che avevano i propri cari sepolti in quel luogo. Esisteva già infatti un preesistente campo santo, che fu ampliato, e vennero costruiti due edifici simmetrici all’interno dello spazio cimiteriale. Il 23 ottobre 1811 furono terminati i lavori per la sua realizzazione. Nel 1823 fu eretta la bellissima cappella neoclassica per Maria Domenica Paglicci Orsetti, dama di compagnia della duchessa Maria Luisa di Borbone. La pianta è a croce greca sormontata da una cupola centrale e preceduta da un prinao con timpano triangolare. La sua collocazione è posta sull’asse mediano del cimitero.

Il progetto per la realizzazione della Cappella Orsetti fu affidato all’architetto Lorenzo Nottolini, allievo dell’architetto Cesare Lazzarini. Nel 1844 l’architetto Cesare Lazzarini ideò un progetto di ingrandimento del campo santo molto ambizioso e di notevoli dimensioni, con l’inserimento delle arcate negli edifici esistenti, che tuttavia furono costruite 20 anni dopo e molto ridotte dal progetto originale. Sicuramente il passaggio dello Stato di Lucca al Granducato di Toscana nel 1847 condizionò negativamente la realizzazione del progetto. Nel 1855 l’architetto Lazzarini stipulò un vademecum sulle epigrafi, cappelle e pietre tombali. Questo regolamento fu approvato dal gonfaloniere Cesare Bernardini. Tra il 1860 e 1875 vennero costruite le cappelle Benemerentibus e S.S. Redemptori che si trovano all’ingresso del cimitero e furono demolite vecchie strutture. Gli ampliamenti continuarono fino al 1916, ma solo dopo il 1950 fu aggiunta la costruzione del cimitero nuovo.

La visita al complesso cimiteriale di Lucca nelle Giornate d’autunno del Fai si articola in tre fasi: anzitutto, visita con spiegazione della cappella Orsetti e descrizione dello spazio interno che, nonostante il degrado, ancora oggi mostra la sua raffinatezza e la bellezza con le volte in stucco a cassettoni, le cornici, eccetera; sarà quindi proposto un percorso all’interno del cimitero monumentale, con la spiegazione delle opere scultoree più significative e stilisticamente preziose; infine, si terrà la visita alla cappella Benemerentibus, dove sono sepolti i personaggi illustri lucchesi tra i quali Alfredo Catalani, insigne musicista. L’ordine degli architetti di Lucca riconoscerà crediti formativi ai professionisti che dimostreranno di aver effettuato la visita.

A Capannori

Apertura dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 17 al Camelieto di Sant’Andrea di Compito. Una passeggiata tra antiche ville, angoli di natura incontaminati per scoprire il Borgo delle Camelie – situato tra i paesi di Sant’Andrea e Pieve di Compito, nel comune di Capannori – un luogo magico, incastonato tra le colline della Lucchesia, dove, da ormai trent’anni, si celebra l’affascinante fiore orientale che in questa zona ha trovato il proprio habitat e un luogo dedicato: il Camellietum Compitese, un giardino di camelie insignito del prestigioso titolo di Garden of excellence dall’International Camelia society.

Nato dalla volontà di offrire ai visitatori un’occasione per conoscere questa meravigliosa pianta dal punto di vista botanico, della sua diffusione e della sua storia con l’intento di creare una banca di germoplasma per assicurarne la tutela e la conservazione nel tempo, il Camellietum si estende in un’area di circa 10mila metri quadrati e accoglie al suo interno numerose varietà di camelie a cui si aggiungono, di anno in anno, nuove piante provenienti da tanti paesi europei ed extra europei. Durante le Giornate Fai si scopriranno curiosità e particolarità delle camelie presenti nei vari terrazzamenti, il percorso partirà dall’entrata del Camellietum e terminerà al teatro all’interno dello stesso Camellietum.

A Pescaglia

Sull’Appennino che sfiora Lucca, a Vetriano, c’è un piccolo gioiello da scoprire. La sua storia risale al 1889, quando l’ingegnere Virgilio Biagini affidò alla piccola comunità un fienile da adibire a teatro. Gli abitanti, per lo più contadini, accolsero con grande favore la donazione dando vita a una Società Paesana, che si autotassò con versamento una tantum di 2 lire e poi di 50 centesimi al mese per costruire il teatro più la manovalanza.

Grazie all’operosità degli abitanti, il teatrino venne costruito in un solo anno e nel 1890 il palcoscenico, incorniciato da decorazioni neoclassiche, poté ospitare le prime rappresentazioni. Si trattava, per lo più, di opere in prosa e commedie musicali, spesso scritte e recitate dagli stessi abitanti del paese che, per godersi gli spettacoli, dovevano portarsi la seggiola da casa. In seguito l’attività si intensificò e il teatrino divenne ben presto un punto di riferimento per tutta la zona.

Col passare degli anni, venuta meno la Società Paesana, il teatrino cadde in abbandono e divenne inagibile, finché, nel 1997, gli eredi dell’ingegner Biagini si rivolsero al Fai donandogli la propria quota di teatro perché se ne prendesse cura. Dopo un accurato restauro, il teatrino di Vetriano è tornato a vivere e a ospitare commedie brillanti, opere ed eventi per un pubblico che non può superare le 85 persone. Oggi è possibile ammirarlo come era alla fine dell’Ottocento, con un palcoscenico, profondo e largo cinque metri e mezzo, e un bel sipario dipinto. Ricavati sotto il teatro, potrete ammirare due camerini per il trucco, una sartoria e un piccolo deposito di costumi. Sabato 16 e domenica 17 ottobre, in occasione delle Giornate Fai d’autunno, eccezionali visite alla scoperta di questo piccolo gioiello accreditato dal Guinness World Records Book.

A Seravezza

La Fondazione Henraux sarà aperta solo nel giorno di sabato 16 ottobre, dalle 9 alle 17,30. Fondata nel 1821, Henraux Spa è una delle più grandi aziende del settore lapideo a livello internazionale ed è attiva in tre ambiti nei quali il marmo gioca un ruolo fondamentale: architettura, design e arte. Il cuore pulsante dell’azienda è il Monte Altissimo, i cui marmi pregiati furono apprezzati anche da Michelangelo Buonarroti, che volle utilizzarli per la facciata di San Lorenzo a Firenze.

Lo stabilimento si trova nel borgo di Querceta, frazione del Comune di Seravezza e si snoda su oltre 48mila metri quadrati, ospitando i reparti dedicati alla segagione, lucidatura e resinatura. Sono presenti anche laboratori, aree di posa, uffici e il reparto ingegneria. L’apertura durante le Giornate Fai consentirà, in via eccezionale, di visitare alcuni reparti dello stabilimento dedicati alla lavorazione e allo stoccaggio del marmo, dall’arrivo nella sede alla sua lavorazione meccanica e manuale, oltre agli studi di alcuni artisti presenti all’interno. Si potrà, inoltre, accedere al nuovo showroom, realizzato nel 2018 in collaborazione con lo studio Archea di Firenze, dove ha sede la Fondazione Henraux con la sua collezione d’arte, che raccoglie opere di artisti italiani e internazionali dedicate al marmo.

La Fondazione promuove la tradizione e la lavorazione del marmo nei diversi ambiti delle arti visive, supportando progetti artistici e culturali, pubblici e privati, che uniscono sperimentazione, innovazione tecnologica, conservazione e valorizzazione del patrimonio storico e produttivo del marmo.

A Bagni di Lucca

Sarà possibile visitare, con la guida dei volontari del Fai, il piccolo borgo di Vico Pancellorum, paesino della Val di Lima nel Comune di Bagni di Lucca a poco più di 630 metri sul livello del mare, tra le vette del monte Balzo Nero ed il torrente Lima. È ancora oggi scrigno di leggende e misteri da svelare. Il ritrovo sarà al parcheggio di Vico Alto.

Storia, leggenda, cultura, imponenti percorsi naturalistici, arte antica e moderna, nonché importanti attività a livello internazionale di rafting nel sottostante torrente Lima e percorsi tra gli orridi del torrente Coccia, si intrecciano nello stimolo di quanti annualmente sono attratti a visitare il borgo per interesse culturale, religioso, storico, naturalistico, artistico o ludico sportivo. Un interesse particolare è dettato dalla natura storica del borgo, il quale nasce già in epoca preromana, mentre l’epoca romana inizia nel III già con le prime tracce, e in modo stabile nel II secolo a.C.

Il borgo fu fortificato dalla famiglia romana dei fratelli Pancelli (dai quali ancora oggi prende il nome Vico Pancellorum, ‘dei Pancelli’) sulla sommità del monte Erto. Detta sommità è il luogo dove oltre alle abitazioni dell’epoca fu costruita una rocca ed in seguito la chiesa di San Marco. Dopo l’avvento dei romani subì le invasioni barbariche che causarono inenarrabili sofferenze per le popolazioni locali con conseguente spopolamento. Con il dominio dei longobardi e la fusione tra popolazione autoctona romani e longobardi, nel 570 si ebbe nuovamente la ripopolazione dei luoghi.

Di seguito con l’avvento del cristianesimo e le prime divisioni ecclesiastiche fu documentata nell’873, un po’ più a valle la presenza della pieve di San Paolo Apostolo. Intorno all’anno 1000 d. C. Un forte terremoto, del quale ancora oggi possiamo vedere la faglia, spezzò in due l’antica fortificazione di Vico presente sul monte Erto, facendo implodere su se stesse tutte le abitazioni e quanto era presente rocca compresa, ma l’evento tellurico non scoraggiò la popolazione che ricostruì il borgo tra l’antica Vico e la Pieve. In seguito a quel terribile fenomeno tellurico, gli abitanti superstiti edificarono un po’ più a valle l’attuale Vico con l’edificio di Castruccio Castracani, del vicario, del podestà, del tribunale, la torre delle prigioni e l’allora spedale.

Il borgo intero fu edificato, come tuttora è possibile vedere, usando la pietra del luogo, fatti salvi i portali degli edifici costruiti al momento o aggiunti in seguito in pietra serena, che dal 1500 iniziarono ad essere presenti nelle facciate delle abitazioni, mostrando la magnificenza e l’alto tenore economico vissuto all’epoca dal paese, che dal XV sec. durò fino alla seconda metà del XIX sec., momento in cui iniziò un inesorabile declino economico che provocò lo spopolamento, il quale si perpetrò drasticamente anche nel dopoguerra della seconda guerra mondiale. Nel 1437 Vico fu incendiato e distrutto dagli Sforza.

Ritornato nelle mani di Lucca riprese splendore e prosperità. Fu avviata una vitale attività di stagnini che operarono a largo raggio, con legami tra loro talmente forti da inventare un modo unico di parlare chiamato Arivaresco, modificando parole dialettali locali e italiane con altre di invenzione. L’Arivaresco fu tanto diffuso da divenire tra gli stagnini e gli abitanti di Vico parlata comune, ancora oggi ne resta la testimonianza in quanto pochissime persone lo conoscono e lo possono parlare ancora. La ‘desertificazione anagrafica’ non ha fatto però di Vico un paese fantasma, ma incredibilmente tutte le case (fatte pochissime eccezioni) sono vissute e ben curate, proprio perché gli emigranti o i turisti provenienti da mezza Europa ed oltre, le hanno mantenute o acquistate rendendole utilizzate nei vari periodi dell’anno. Le opere di artisti contemporanei sono esposte per le contorte strade in pietra e immancabilmente alcune di esse sono donate dagli autori restando collocate a testimonianza stabile alla vista dei visitatori.

Nelle giornate Fai sarà visitato il borgo. Punto di ritrovo, il parcheggio di Vico Alto, con partenze ogni 30 minuti dalle 10 alle 16. Ci sarà una breve spiegazione dell’antico borgo crollato e subito i visitatori entreranno nel borgo visitando dall’esterno il palazzo del trbunale e del vicario, con piccola mostra davanti il palazzo del tribunale del vecchio lavoro svolto e parlata ‘Arivaresca’ dello stagnino, visita esterna della casa di Castruccio Castracani, le prigioni, la chiesa del S.S. Crocifisso arredata di quadri esposti per questa occasione Fai da artisti di tutto il mondo, le carceri, la casa nativa del vescovo di Lucca. Scendendo a mano a mano il saese, si potranno scorgere tutte le opere artistiche appoggiate in ogni angolo del borgo e, infine, si terrà la visita alla bellissima e antica pieve romanica.

Tutti i visitatori potranno sostenere il Fai. È infatti suggerito un contributo non obbligatorio di 3 euro. La donazione online consentirà, a chi lo volesse, di prenotare la propria visita, assicurandosi così l’ingresso nei luoghi aperti dal momento che, per rispettare la sicurezza di tutti, i posti saranno limitati. Chi lo vorrà potrà anche iscriversi al Fai online oppure nelle diverse piazze d’Italia durante l’evento. Agli iscritti saranno dedicate aperture speciali. Prenotazione online consigliata (salvo diverse indicazioni segnalate sul sito) su www.giornatefai.it; i posti sono limitati.

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