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Rinnovo del passaporto: istruzioni per l’uso per madri single e genitori fai-da-te

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È una linea davvero sottile quella che separa il detto dal non detto. Sottile la distanza che sottende l’intento dal dichiarato.
Un tempo era la buona educazione, poi con l’avvento delle generazioni 2.0 ci siamo lentamente e inesorabilmente abituati al venir meno delle buone maniere. Dal linguaggio traspaiono biechi sottintesi, ma siamo sempre pronti a scendere in piazza sfoderando cartelli con slogan a effetto.

Rinnovare un passaporto attiene a una di quelle mansioni che si è prima o dopo chiamati ad assolvere. Nel delirio della vita quotidiana dunque si deve trovare spazio anche per le foto tessera nel giusto formato (recenti, frontali, a volto scoperto, senza occhiali, su sfondo bianco), attestazione di versamento di 42,50 per il rilascio dello stesso, fotocopia del documento d’identità (questo lo si scopre solo davanti all’erogatore dei biglietti direttamente in Questura e dopo aver calcolato che in coda prima del nostro turno ci sono solo 34 persone e che quindi c’è tutto il tempo per uscire a cercare una copisteria che non si trova sotto il diluvio universale), un contributo amministrativo di 73,50 euro ed eventuale vecchio passaporto.

Per espletare il giretto in Questura va ovviamente scelto un giorno di pioggia copiosa, due sole ore a disposizione, almeno un figlio su due che si lamenta del fatto che proprio oggi scegli di uscire prima dall’ufficio perché a lui serve una fotocopia senza la quale l’intera carriera scolastica risulta a rischio, e – ovviamente – conditio sine qua non l’aver saltato il pranzo per ottimizzare i tempi di percorrenza.

Una volta che tutte queste condizioni vengono espletate, arrivare allo sportello è quasi commovente, e con una sottile soddisfazione di chi ha finalmente in pugno la vittoria, si consegna all’incaricato il papier.

Il giovane poliziotto rovescia il contenuto della busta sul tavolo, scartabella e dichiara: “Manca l’allegato al punto 2”. Mi sventola nuovamente il foglio e legge: “Per i richiedenti con figli minori è richiesto l’assenso dell’altro genitore indipendentemente dallo stato civile. La legge non la faccio io, le leggo il documento che lei mi ha prodotto”.

No, ribadisco, sul passaporto non metto i figli e parto da sola. E lui a voce alta davanti a tutti continua: “Ma lei signora questi figli con quanti uomini li ha fatti? Deve farsi firmare il foglio, se lei non parla col suo ex non sono affari che mi riguardano la legge non la faccio io e la firma deve essere uguale a quella sulla carta d’identità altrimenti non vale”.

Sono senza parole. Oltre alla maleducazione e al sessismo, mi restituisce il tutto e non apre l’iter della pratica. Non sono brava con i numeri, ma nella furia nera che mi assale faccio anche due rapidi conti: volo, caparra e i soldi per le pratiche di avvio del passaporto? Non mi rilasciano il passaporto se non fornisco un nulla-osta firmato dal mio ex marito con copia del suo documento d’identità. La legge parla di tutela dei minori, in realtà è la mia libertà che è limitata.

Il mancato rilascio del passaporto costituisce un limite al mio diritto di essere una donna libera di viaggiare. E non c’entra niente con la tutela dei minori, che è un argomento importante ma non è in alcun modo sovrapponibile al mio diritto personale. E soprattutto non è possibile far dipendere questo dalla volontà o dal guizzo dell’altro coniuge.

Ho un ottimo rapporto col mio ex marito, ma se così non fosse? Gli ex coniugi spesso utilizzano il ricatto come merce di scambio. Il fatto di essere madre e di essermi separata non può in alcun modo limitare la mia libertà personale. Articolo 13 della Costituzione: la libertà personale è inviolabile. Eppure alcune norme che appaiono di tutela, troppo spesso nascondono in nuce una lettura diversa della realtà.

Sottile è la linea che separa le parole dall’intenzione: intenzione di offendere e di sminuire, di sottovalutare le necessità altrui. La libertà non è oggetto di discussione. La tutela dei minori è doverosa. Ma nel mezzo esistono confini, assolutamente invalicabili.

Nb: il fatto non si riferisce alla provincia di Lucca ma è comunque uno spunto per l’analisi presentata

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