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Tre richiedenti asilo in manette per droga

confpol2

Gestivano, per l'accusa, lo spaccio al dettaglio della marijuana servendosi del centro di accoglienza per richiedenti asilo alle Tagliate, dove all'insaputa della Croce Rossa che lo gestisce, facevano nascondere lo stupefacente, all'interno di materassi o cuscini, per poi essere spacciato altrove, in città, oppure, se il cliente era uno straniero di colore, facendolo entrare nella struttura dopo averlo munito di badge. Passando inosservato e spacciandosi per migrante, aveva accesso alle tende dove si svolgeva, per l'accusa, la cessione. E' con questa ipotesi che la polizia ha fatto scattare le manette ai polsi di tre richiedenti asilo, tutti di origine nigeriana, nel corso di un blitz nella mattina di oggi (6 dicembre). Con i cani antidroga e un grande dispiegamento di forze, gli agenti hanno passato al setaccio il campo e arrestato gli stranieri, eseguendo un’ordinanza del gip di Lucca: due degli arrestati sono residenti in provincia di Lucca e attualmente ospiti in due strutture della Valle del Serchio, uno a Macerata ma secondo il responsabile dei migranti della Croce Rossa "non erano ospiti fissi della struttura" e si erano trattenuti ieri sera dopo essere andati a visitare amici ed erano rimaste lì perché "troppo tardi per fare rientro alle rispettive dimore".  

Il capo della banda che secondo gli inquirenti avrebbe gestito il giro, invece, sarebbe scappato in Germania e risulta ad oggi irreperibile. Era riuscito a farsi due complici, secondo la polizia, per gestire lo spaccio al dettaglio. All'epoca dell'indagine erano ospiti al centro delle Tagliate: si tratta di Raymona Osagiede, 22 anni,  richiedente asilo ospite di una struttura della Valle del Serhio, sottoposto alla custodia cautelare in carcere, e Daniel Obamwonyi, anche lui nigeriano, 28 anni, sottoposto agli arresti domiciliari in una struttura della Garfagnana.  Le indagini che si sono concretizzate oggi negli arresti sono state condotte dal gennaio al giugno scorso, e sfociate dunque nella perquisizione di questa mattina (alle 10) - con tanto di unità cinofila - e che avevano portato al sequestro (lo scorso 1 giugno) di un ingente quantitativo di marijuana (1 chilo circa). 
Stupefacente che, secondo le forze dell’ordine, veniva tenuto nascosto in materassi e cuscini nella struttura della croce rossa, per poi essere spacciato a clienti italiani subito fuori dai cancelli, oppure a connazionali che entravano mischiandosi ai richiedenti asilo - ovviamente all'insaputa dei gestori del centro stesso, del personale e della Croce Rossa, tutti ovviamente estranei all'indagine e ad ogni tipo di addebito. Insieme alla marijuana, sempre secondo quanto è stato ricostruito dagli investigatori, veniva spacciata anche la celebre “droga dell’Isis”, il Tramadol, un potente antidolorifico che non è stato sequestrato perché non è stato comunque rinvenuto. 
Oggi la squadra mobile coordinata dal commissario Silvia Cascino non ha trovato, infatti, stupefacente nascosto nel campo di accoglienza, ma in seguito ai controlli è emersa la presenza di 7 ospiti irregolari, cioè senza diritto di asilo. 
"Un sodalizio ben strutturato" - secondo quanto affermano il questore Vito Montaruli ed il commissario Cascino - costituito da 4 nigeriani: per due di loro l’ordinanza prevede la misura degli arresti domiciliari (l’uno a Lucca, l’altro a Macerata), mentre per un altro è scattata la custodia cautelare in carcere.
Secondo la ricostruzione, i nigeriani si rifornivano da un connazionale a Modena, Seedorf Osadolor Osarobo, 33 anni,  arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari a Macerata, dove si trovava momentaneamente in visita ad alcuni parenti. Lo stupefacente veniva poi spacciato a prezzi altamente concorrenziali nella zona di piazzale Don Baroni. Vendevano lo stupefacente per cifre irrisorie, anche a 5 euro al grammo, spesso in quantitativi che spaziavano dai 20 ai 50 grammi. Il “cervello” dell’operazione era stato arrestato lo scorso 1 giugno a Montecatini: nel suo zaino custodiva un chilo di marijuana pronta per essere spacciata. La detenzione domiciliare però non lo aveva scoraggiato, secondo l'accusa: aveva continuato a tessere la sua rete con i due richiedenti asilo ospiti della struttura lucchese (in seguito ospitati da strutture in Valle del Serchio). Poi la fuga in Germania. E’ andata meno bene agli altri 3 componenti del gruppo, raggiunti dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria all’esito di un’indagine durata alcuni mesi. 
Nessun addebito o indagine, è bene ribadirlo ancora, nei confronti dei gestori del campo di accoglienza, rimasti all’oscuro di tutto. Sui 7 non aventi diritto d’asilo trovati stamani (attualmente sono 19 i richiedenti asilo autorizzati al campo), interviene il portavoce della Croce Rossa di Lucca, Claudio Dell’amico: “In realtà - afferma - la situazione è più semplice di quello che sembra. Conosciamo quelle persone: erano venute a trovare amici e parenti e, ieri sera, sono rimaste nella struttura perché si era fatto troppo tardi per rientrare alle loro dimore. Non si tratta di ospiti fissi, ma di persone di passaggio”. Il blitz di stamani, coordinato dalla squadra mobile di Lucca, è stato eseguito con l'impiego anche di personale del reparto Prevenzione crimine della Toscana, del reparto mobile di Firenze e da un’unità cinofila della polizia municipale di Prato.

Paolo Lazzari

 

Ultima modifica ilGiovedì, 06 Dicembre 2018 22:26

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