Un futuro per Bagni di Lucca: nuovo centro a Ponte a Serraglio, arriveranno altri migranti

“Chi dice che i migranti vengono spostati da una parte all’altra della strada, è vero solo in parte. Lì, dal territorio comunale, ne arriveranno altri”. Ne sono convinti Claudio Gemignani e Laura Lucchesi, consiglieri comunali di Un futuro per Bagni di Lucca, che tornano sulla questione del centro migranti di Ponte a Serraglio e secondo cui ci saranno “tre centri Cas accorpati in un centro collettivo. Nella casa al civico 18, 20, 22, 24, andranno 30 migranti circa, anche se il bando parla fino a 50. Quindi, chissà, in un futuro: siamo ormai abituati a sorprese. Viene però omesso che al Ponte rimarrà anche un’altra comunità di circa 10 migranti. Quindi una da trenta e una da 10. Si dice che la maggior parte dei migranti si conosce: il problema nasce dall’accorpamento delle varie comunità insieme. La conoscenza di una comunità con l’altra. Poi stiamo parlando dei migranti rientranti nel Centro Collettivo. E cosa sarà degli oltre 120 migranti della provincia che dovranno essere ricollocati? Di coloro che non rientrano nelle caratteristiche dei migranti che possono essere ospitati nei centri, ma che rientrano in quelli dei Cas”.
“Ringraziamo la cooperativa per aver sottolineato di aver incontrato nell’ultimo periodo solo il sindaco e il gruppo di opposizione Progetto Rinascimento – vanno avanti i consiglieri riferendosi ad un comunicato diffuso dal cda della cooperativa che gestirà il centro -. Durante il nostro incontro, molto cordiale tra l’altro, avvenuto con l’altra Cooperativa Partecipazione e Sviluppo, avvenuto nel settembre 2018, (vengono smentite le voci per cui siamo razzisti e non aperti al dialogo, quindi grazie anche per averlo pubblicamente comunicato), è risultato ben chiaro, ai rappresentanti di tale cooperativa, la nostra contrarietà ad alcuni progetti. Tra l’altro, per evitare speculazione politica dai soliti chiacchieroni manipolatori di discorsi con difficoltà di accettazione divergenze altrui, nel 2018, ovviamente, non si parlava ancora di Centri Collettivi, ma di Sprar. Al quale il nostro Comune aveva aderito e versi il quale la cooperativa si lamentava, guarda caso, perché non aveva vinto il bando. Quindi si è ben guardata dall’incontrarci ora.  Siamo altresì felici che finalmente si sia chiarito che l’adesione a tali progetti, centro collettivo è meramente per scopo economico, per rientrare nelle spese. Così facendo viene appunto sottolineato che questa attività è, a parer nostro, di tipo lavorativo. E basta. La solidarietà, il volontariato, che speriamo venga fatto anche da chi ci ha accusato di essere i peggiori al mondo, è ben altra cosa. Siamo perplessi, e anche qui allora ci viene da dire che le nostre paure sono fondate, quando si dice non dovrebbero esserci problemi di convivenza. Non scappiamo dalla collaborazione e dall’aiuto, che ognuno di noi deve fare personalmente e liberamente. E soprattutto in modo gratuito e nel silenzio. Troviamo fuori luogo paragonare la nostra emigrazione all’attuale. Ripetiamo: no al centro collettivo a Ponte a Serraglio, no ai ghetti, no alle imposizioni, appoggio alle preoccupazioni degli abitanti di Ponte a Serraglio, si alle considerazioni venute fuori dal Consiglio, enunciate dal sindaco, scritte nel documento condiviso con  le altre forze politiche”.

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