Anche Fabbriche di Careggine nel libro di Maggy Bettolla

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È in vendita in edicola e in libreria il libro sui luoghi abbandonati dell’Alta Toscana. Dopo il successo del libro sui luoghi abbandonati della provincia spezzina, l’autrice prosegue nella serie, proponendoci 40 nuovi itinerari nelle province di Massa-Carrara e Lucca. Maggy Bettolla, esploratrice di paesi fantasma da oltre 10 anni, ha già censito in tutta Italia oltre 600 luoghi abbandonati, che ha contribuito a far conoscere e in qualche caso a salvare, segnalando un fenomeno di sempre più vaste proporzioni.

Apre il volume, pubblicato dalle Edizioni Giacché, la presentazione di Vezio De Lucia, architetto tra i più noti urbanisti italiani, che ci ricorda come l’abbandono e lo spopolamento, che già furono studiati sessant’anni fa da Manlio Rossi Doria, siano in progressivo aumento senza che si faccia nulla per contrastarli; da decenni «lo spopolamento prosegue inesorabile e se ne parla – inutilmente – ogni volta che queste aree sono devastate da frane, alluvioni, terremoti. Alcuni monumenti – prosegue l’urbanista – luoghi di culto, segmenti di archeologia industriale potranno essere restaurati e riusati ma la maggior parte di essi è destinata a restare rudere e memoria…»
Sono “ruderi e memoria” di grande fascino, quelli che Maggy ci fa conoscere, guidandoci nel percorso con immagini tutte a colori (circa 250), e mappe che l’editore ha realizzato con precisione, comprensive delle coordinate Gps. Si scoprono così in luoghi impervi, castelli e abbazie millenarie, chiese e cimiteri ormai inghiottiti dalla vegetazione, oppure una cava abbandonata, le cui ferite hanno scolpito il monte in maniera indelebile, o ville con giardini, o interi paesi, alcuni ormai scomparsi dalle carte geografiche, in cui pare quasi di addentrarsi in un sogno senza tempo.
Di particolare interesse i “casi celebri” di Formentara e Fabbriche di Careggine e un “vallone” degli opifici in cui, disseminati nel bosco, si incontrano ponti, mulini e altre antiche strutture un tempo produttive, alimentate ad acqua, che ci sorprendono con le loro grandi ruote emerse dal verde, divenute ormai parte integrante di un unico grande quadro. Tra le pagine anche qualche leggenda popolare che l’autrice riporta, come quella dei frati cannibali che divoravano i viandanti, in un bosco in cui oggi restano alcuni ruderi di grande suggestione.

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